La qualità della vita (inferno e paradiso)
Ieri ho scoperto che vivo nella peggiore città italiana per qualità della vita.
Lo studio del Sole 24 Ore sicuramente non ha tutti i torti: Catania è una città sporca. A Catania non esiste un solo commerciante che non paghi il pizzo (o quasi). A Catania i mezzi pubblici quasi non esistono. A Catania c'è un'amministrazione comunale che ha creato un buco di bilancio che non ci sono soldi per fare nulla (proprio nulla). A Catania le competizioni elettorali sono falsate da voti di scambio e clientelarismo. A Catania nessuno ha mai sentito parlare di quella strana cosa chiamata codice della strada. A Catania c'è un solo quotidiano in condizioni di monopolio, idem per le tv locali. A Catania la pubblica amministrazione è colma di nullafacenti e non funziona, i servizi erogati al cittadino sono pochi e di scarsa qualità. I catanesi sono per lo più incivili, arroganti, noncuranti dei beni pubblici.
Però. Io non so quali parametri utilizzi il Sole 24 Ore per i suoi studi. Io ne propongo alcuni.
Catania è una città viva. Catania è una città piena di giovani. Catania è la città dalla più bella e intensa vita notturna d'Italia (sì, meglio di Roma, Milano e Bologna: chi c'è stato lo sa, chi non c'è stato venga a vedere). Catania è la città (unica in Italia, tra pochissime al mondo) che ti permette di sciare sull'Etna, farti mezz'ora di macchina e tuffarti a mare (cosa fattibilissima in certe giornate di Marzo-Aprile). Catania è la città dove l'inverno - semplicemente - non arriva. Tutte queste cose influiscono sulla qualità della vita. Insieme a tante altre.
Un esempio su tutti. I suicidi. Vogliamo andare a vedere il tasso dei suicidi a Catania, e confrontarlo con quello di Parma, di Piacenza, di Bergamo, di Trieste?
Ancora. Le stragi, i raptus. Qui c'avremo pure il grilletto facile quando si tratta di corna e denari, ma non abbiamo madri frustrate che vogliono fare le veline, diventano pazze ed ammazzano il figlio. Non abbiamo omicidi-suicidi. Non abbiamo nipoti che fanno a pezzettini gli zii e li spargono nel bosco. Non abbiamo adolescenti sedicenni che prendono a coltellate i genitori e danno la colpa agli albanesi. I raptus, i massacri familiari, qui semplicemente non succedono.
Andiamo avanti: vogliamo andare a vedere il tasso di morti per droga e impasticcamento del sabato sera? Confrontiamo un po' di dati? Sarà che forse a Catania i giovani la sera (qualsiasi sera, mica solo il sabato) hanno di meglio da fare che impasticcarsi.
Cosa vuol dire qualità della vita? Quanta qualità c'è in un posto in cui - semplicemente - non accade mai nulla? Vogliamo andare a vedere a che ora si cena? Vogliamo andare a vedere quanta gente sta in giro alle 21 o alle 22 anche di lunedi? Io l'ho vista Siena, e ho visto che in inverno nella città più vivibile d'Italia alle 22 in giro non c'è nessuno. A Firenze il sabato sera c'è il deserto. Il deserto. Per non parlare di Verona, di Vicenza, di Brescia, di Monza. E Trieste, addirittura seconda in classifica? Ma avrà o non avrà un peso il fatto che a Trieste si muore di noia? Grazie che poi diventano pazzi e si ammazzano tra di loro. Cioè, io al solo pensiero di mettermi a tavola per cenare alle 18,30 divento pazzo. A Catania non si cena alle 18,30 neanche negli ospedali.
La statistica del Sole 24 Ore mi fa pensare alla famosa battuta secondo cui il paradiso è bello, ma dell'inferno si preferisce la compagnia. Ecco, venite a Catania: non sarà il paradiso ma è molto, molto, molto meglio di Trieste.
(un saluto affettuoso agli incolpevoli amici triestini: tenete duro, e quando potete fatevi una settimana a Catania)
Ieri ho scoperto che vivo nella peggiore città italiana per qualità della vita.
Lo studio del Sole 24 Ore sicuramente non ha tutti i torti: Catania è una città sporca. A Catania non esiste un solo commerciante che non paghi il pizzo (o quasi). A Catania i mezzi pubblici quasi non esistono. A Catania c'è un'amministrazione comunale che ha creato un buco di bilancio che non ci sono soldi per fare nulla (proprio nulla). A Catania le competizioni elettorali sono falsate da voti di scambio e clientelarismo. A Catania nessuno ha mai sentito parlare di quella strana cosa chiamata codice della strada. A Catania c'è un solo quotidiano in condizioni di monopolio, idem per le tv locali. A Catania la pubblica amministrazione è colma di nullafacenti e non funziona, i servizi erogati al cittadino sono pochi e di scarsa qualità. I catanesi sono per lo più incivili, arroganti, noncuranti dei beni pubblici.
Però. Io non so quali parametri utilizzi il Sole 24 Ore per i suoi studi. Io ne propongo alcuni.
Catania è una città viva. Catania è una città piena di giovani. Catania è la città dalla più bella e intensa vita notturna d'Italia (sì, meglio di Roma, Milano e Bologna: chi c'è stato lo sa, chi non c'è stato venga a vedere). Catania è la città (unica in Italia, tra pochissime al mondo) che ti permette di sciare sull'Etna, farti mezz'ora di macchina e tuffarti a mare (cosa fattibilissima in certe giornate di Marzo-Aprile). Catania è la città dove l'inverno - semplicemente - non arriva. Tutte queste cose influiscono sulla qualità della vita. Insieme a tante altre.
Un esempio su tutti. I suicidi. Vogliamo andare a vedere il tasso dei suicidi a Catania, e confrontarlo con quello di Parma, di Piacenza, di Bergamo, di Trieste?
Ancora. Le stragi, i raptus. Qui c'avremo pure il grilletto facile quando si tratta di corna e denari, ma non abbiamo madri frustrate che vogliono fare le veline, diventano pazze ed ammazzano il figlio. Non abbiamo omicidi-suicidi. Non abbiamo nipoti che fanno a pezzettini gli zii e li spargono nel bosco. Non abbiamo adolescenti sedicenni che prendono a coltellate i genitori e danno la colpa agli albanesi. I raptus, i massacri familiari, qui semplicemente non succedono.
Andiamo avanti: vogliamo andare a vedere il tasso di morti per droga e impasticcamento del sabato sera? Confrontiamo un po' di dati? Sarà che forse a Catania i giovani la sera (qualsiasi sera, mica solo il sabato) hanno di meglio da fare che impasticcarsi.
Cosa vuol dire qualità della vita? Quanta qualità c'è in un posto in cui - semplicemente - non accade mai nulla? Vogliamo andare a vedere a che ora si cena? Vogliamo andare a vedere quanta gente sta in giro alle 21 o alle 22 anche di lunedi? Io l'ho vista Siena, e ho visto che in inverno nella città più vivibile d'Italia alle 22 in giro non c'è nessuno. A Firenze il sabato sera c'è il deserto. Il deserto. Per non parlare di Verona, di Vicenza, di Brescia, di Monza. E Trieste, addirittura seconda in classifica? Ma avrà o non avrà un peso il fatto che a Trieste si muore di noia? Grazie che poi diventano pazzi e si ammazzano tra di loro. Cioè, io al solo pensiero di mettermi a tavola per cenare alle 18,30 divento pazzo. A Catania non si cena alle 18,30 neanche negli ospedali.
La statistica del Sole 24 Ore mi fa pensare alla famosa battuta secondo cui il paradiso è bello, ma dell'inferno si preferisce la compagnia. Ecco, venite a Catania: non sarà il paradiso ma è molto, molto, molto meglio di Trieste.
(un saluto affettuoso agli incolpevoli amici triestini: tenete duro, e quando potete fatevi una settimana a Catania)